mercoledì 31 dicembre 2008

Buon 2009




Per il 2009
Vi auguriamo 365 aurore di calore
pieno di emozioni ed attenzioni.
365 notti pieni d'amore
con nel cielo miliardi di stelle
ad illuminare il vostro universo.
365 giorni che siano una sequenza
di momenti memorabili
Dove ogni minuto
vissuto, sia come volete voi.

Buon Anno!

lunedì 15 dicembre 2008

Interpretazione-significato dei colori




INTERPRETAZIONE DEI COLORI

I colori nella vita hanno sempre dei significati molto importanti, per esempio il colore degli abiti che si indossano determinano lo stato di umore che si ha, oppure si può capire alcuni aspetti della persona conoscendo per esempio il suo colore preferito, in psicologia vengono attuati ei test per capire la personalità della persona. Anche nei sogni fatti durante la notte sono importanti i colori, se si ricordano i colori presenti nel sogno, questo può essere interpretato più facilmente. La simbologia dei colori viene usata anche nella vita quotidiana, per esempio gli ospedali le cui pareti sono colorate di verde donano serenità, anche molto dell'abbigliamento ospedaliero è verde. Anche regalando i fiori si fa attenzione al colore, come le rose rosse simboleggiano la passione mentre quelle gialle la gelosia o il giglio bianco simboleggia la purezza.


Il Significato dei Colori

ARANCIONE:
simbolizza la fiamma, il fuoco, la lussuria.

ARGENTO:
simbolizza la luna, il principio femminile, la verginità.

BIANCO:
simbolizza l'indifferenziato, la perfezione trascendente, innocenza, la luce, il sole, l'aria, castità, santità, sacralità, la redenzione, autorità spirituale. Una veste bianca indica purezza, castità o il trionfo dello spirito sulla carne. l'anima purificata, gioia, verginità, vita santa. Il bianco associato al nero simbolizza la dualità, i due opposti, il bene e il male. Il bianco associato al rosso simbolizza il diavolo, il purgatorio. Il bianco è presente in molte cerimonie e fasi della vita come il battesimo, la cresima, le cerimonie religiose, il matrimonio, la morte, i santi, ecc.

BLU:
simbolizza la la verità, l'intelletto, rivelazione, saggezza, lealtà, fedeltà, costanza, castità, affetti casti, reputazione senza macchia, magnanimità, prudenza, pietà, pace, contemplazione, freddezza. il blu è il colore delle grandi profondità del mare, del principio femminile della acque, il blu del cielo è la grande madre, poi simbolizza anche il vuoto,l'innocenza primordiale e lo spazio infinito. La fede, la Madonna, la tranquillità.

GIALLO:
è un colore ambivalente, il giallo chiaro simbolizza la luce del sole, l'intelletto, intuito, fede e bontà. Il giallo scuro simbolizza slealtà, tradimento, gelosia, ambizione, avarizia, furtività, inganno, perfidia. Il giallo dorato simbolizza la sacralità, la divinità, la verità rivelata.

GRIGIO:
simbolizza il neutro, lutto, depressione, le ceneri, umiltà, penitenza. Morte del corpo e immortalità dell'anima.

MARRONE:
simbolizza la terra. morte spirituale, rinuncia al mondo.

NERO:
simbolizza l'oscurità primordiale, il non-manifesto, il vuoto, il male, le tenebre della morte, vergogna, disperazione, distruzione, corruzione, dolore, tristezza, umiliazione, rinuncia, solennità, costanza, rappresenta anche il tempo, duro, spietato e irrazionale, ed è associato alla parte oscura della grande madre. Il nero o il blu è il colore del caos. E associato al lutto e alla stregoneria e alla magia nera. Associato al pianeta Saturno e al numero 8. Simbolizza anche l'inferno, al diavolo.

ORO:
associato al sole, al potere divino, all'immortalità,la materia della vita, al fuoco, radiosità, fuoco, gloria, agli dei, al grano maturo.

PORPORA:
regalità, potere imperiale e sacerdotale, orgoglio, verità, temperanza, simbolizza dio, umiltà, penitenza ed è il colore della quaresima.

ROSSO:
rappresenta il sole e tutti gli dei della guerra. e principio maschile, attivo, il fuoco, la regalità, l'amore, la gioia, le celebrazioni festive, la passione, l'energia, la ferocia, la sessualità, il fuoco, il sangue, la collera, vendetta, il martirio, la forza d'animo, la fede, la magnanimità, rinnovamento della vita, il rosso con il bianco rappresenta la morte, rosso nero e bianco rappresenta i tre stadi dell'iniziazione. Nella simbologia cristiana rappresenta la passione di Cristo e il suo sangue versato, le pentecoste, fede fervida, amore, potere, dignità, audacia, il colore del martirio e della crudeltà.

VERDE:
colore ambivalente, simboleggia la primavera della vita e la morte; anche gioventù, speranza, contentezza, cambiamento, la transitorietà e la gelosia.Il paradiso, la natura, l'abbondanza, la prosperità, la pace. il verde acerbo simboleggia l'inesperienza, la follia, l'ingenuità.E' associato al n.5 ed è il colore delle fate. il verde primaverile simboleggia l'immortalità, la crescita dello spirito santo nell'uomo, la vita, il trionfo della vita sulla morte. Iniziazione, opere buone, il verde pallido è associato a satana e alla morte.

VIOLA:
simboleggia l'intelligenza, conoscenza, devozione religiosa, santità, sobrietà, umiltà, penitenza, dolore, temperanza, nostalgia, afflizione, lutto, vecchiaia, regola e autorità sacerdotale, verità, digiuno, tristrezza, oscurità, ed è il colore associato a Maria Maddalena.

Il linguaggio dei fiori


ACACIA AMORE PLATONICO - AMICIZIA

ACETOSELLA GIOIA - TENEREZZA MATERNA

AGRIFOGLIO PRUDENZA

AMARANTO INDIFFERENZA

AMARYLLIS FIEREZZA - BELLA, MA TIMIDA

ANEMONE PREFERENZA - ABBANDONO - CANDORE - MALINCONIA

ANEMONE BIANCO MALATTIA

AQUILEGIA FOLLIA

ARBUTO AMO SOLO TE

ARTEMISIA SERENITA'

ASFODELO RISPETTO E CORTESIA

ASPODELUS MI DISPIACE

AZALEA FORTUNA

BALSAMINA APPROCCIO AL FIDANZAMENTO

BARDANA NON MI TOCCARE

BIANCOSPINO SPERANZA

BOCCIOLI DI MELO PREFERENZA

BUCANEVE CONSOLAZIONE, SPERANZA, NOVITA'

CALENDULA DISPIACERE, DOLORE

CALLA RAFFINATEZZA

CAMELIA SACRIFICIO, PERFETTA BELLEZZA, GRATITUDINE

CAMPANULA SOTTOMISSIONE, CORDOGLIO

CAPELVENERE DISCREZIONE

CAPRIFOGLIO DOLCEZZA D'INDOLE

CARDO DI SCOZIA RIVALSA

CARDO SILVESTRE MISANTROPIA

CAROTA SELVATICA GAIEZZA

CELIDONIA MINORE FELICITA' IN ARRIVO

CLEMATIDE ARTIFICIO, BELLEZZA INTELlETTUALE

CORONA IMPERIALE MAESTA' E POTERE

CRESCIONE DEI PRATI ERRORE PATERNO

CRISANTEMO DOLORE, IO AMO, CUORE SCONSOLATO

DALIA RICONOSCENZA - GRATITUDINE - DIGNITA' ED ELEGANZA

DATURA IPOCRISIA

DIGITALE INSINCERITA'

EDERA TENEREZZA - PERENNE FEDELTA'

ELIOTROPO VOLUTTA'

ELLEBORO FETIDO, SCANDALO, CALUNNIA

EPILOBIO MAGGIORE PRETESA

ERBA CIMICINA DEVOZIONE INCONTROLLABILE

ERICA SOLITUDINE

EUPATORIA GRATITUDINE

FARFERUGINE DESIDERIO DI RICCHEZZA

FIOR CUCULO INGEGNO

FIORDALISO DELICATEZZA, SENSIBILITA'

FIOR DI CAPPUCCIO LEGGEREZZA

FIOR D'ARANCIO RICHIESTA DI MATRIMONIO

FIOR DI PESCO COMPIACENZA

FRESIA AMORE PLATONICO

FRITILLARIA TENELLA PERSECUZIONE

FUCSIA FRUGALITA'

GARDENIA SINCERITA'

GAROFANO BIANCO FEDELTA'

GAROFANO ROSSO ORRORE

GAROFANO GIALLO SDEGNO

GAROFANO ROSEO SENSAZIONE

GELSOMINO TIMIDEZZA - AMABILITA'

GELSOMINO GIALLO GRAZIA - ELEGANZA

GENZIANA SEI INGIUSTO

GERANIO SCIOCCHEZZA

GERANIO LIMONCINO CAPRICCIO

GERANIO ROSATO LANGUIDEZZA

GIACINTO BENEVOLENZA - COSTANZA

GIACINTO DI BOSCO COSTANZA

GIGLIO GRANDEZZA - PUREZZA

GINESTRA PULIZIA

GIRASOLE ALLEGRIA

GIUNCHIGLIA DESIDERIO

GLADIOLO RISPETTO

GLICINE AMICIZIA DISINTERESSATA

GHIRLANDA DI FIORI CATENA D'AMORE

IBISCUS CORTEGGIAMENTO - BELLEZZA DELICATA

IRIS BUONA NOVELLA

KOCKIA DICHIARAZIONE DI GUERRA

LAPPIO PUERILITA', INGRATITUDINE

LAVANDA DIFFIDENZA

LILIUM AMICIZIA

LILLA' BIANCO EMOZIONI D'AMORE

LINARIA PRESUNZIONE

LOTO AMMIRAZIONE

MADRESELVA VINCOLI D'AMORE

MAGNOLIA BELLEZZA SUPERBA

MAGNOLIA BICOLORE PUDORE

MALVA MITEZZA

MALVAROSA AMBIZIONE FEMMINILE

MALVONE FECONDITA'

MARGHERITINO LEGGEREZZA - FATUITA'

MARGHERITA SEMPLICITA', PAZIENZA

MILLEFOGLIE GUERRA

MIMOSA SENSIBILITA'

MIRTO FIORITO AMORE TRADITO

MYOSOTIS RICORDO

MUGHETTO FELICITA' RITROVATA - PORTAFORTUNA

NARCISO AMORE PIACENTE, AMOR DI SE'

NASTURZIO AMOR DI PATRIA

NINFEA PUREZZA DI CUORE

NON TI SCORDAR DI ME AMORE SINCERO

ORCHIDEA PASSIONE, ELEGANZA (se è del genere phalaenopsis)

ORTENSIA FREDDEZZA

PAPAVERO LENTEZZA - DUBBIO - SORPRESA

PAPAVERO ROSSO ORGOGLIO

PASSIFLORA FEDELTA'

PEONIA VERGOGNA E IMBARAZZO

PERVINCA DOLCE RICORDO, AMICIZIA D'INFANZIA

PHLOX INTESA

PIANELLE DELLA MADONNA BELLEZZA CAPRICCIOSA

PRATOLINA CONTRACCAMBIO DI SENTIMENTI, INNOCENZA

PRIMULA CREDULITA' E SPERANZA, PRIMA GIOVINEZZA

PRIMULA ODORATA MALINCONIA, GRAZIA SEDUCENTE

PULSATILLA NON HAI NESSUN DIRITTO

RESEDIA DOLCEZZA - GODIMENTO

ROSA BIANCA SILENZIO - PUREZZA D'INTENZIONI

ROSA CANINA PIACERE E DOLORE

ROSA GIALLA INFEDELTA' - VERGOGNA - INVIDIA - RISENTIMENTO

ROSA ROSA FRESCHEZZA - TENEREZZA - DELICATEZZA - GIOVENTU'

ROSA ROSSA PASSIONE - SENTIMENTI FORTI E PROFONDI

SALVIA SPLENDENS STIMA

SENSITIVA STIMA - SENSIBILITA'

SIGILLO DI SALOMONE OCCULTAMENTO DISCREZIONE

STELLA DI NATALE BUONA FORTUNA

STELLARIA MAGGIORE RIFLESSIONE

STERLITIZIA TURBAMENTO

TANACETO TI DICHIARO GUERRA

TARASSACO PROFEZIA FEDELTA'

TASSO BARBASSO SOLLIEVO

TRIFOGLIO LABORIOSITA'

TUBEROSA INDIFFERENZA - RICHIESTA ILLECITA

TULIPANO ONESTA' - MESSAGGIO D'AMORE

ULMARIA VANITA' INUTILITA'

VERONICA FEDELTA' FEMMINILE

VILUCCHIO VALORE, OSTINAZIONE

VIOLA DEL PENSIERO SEI SEMPRE NEL MIO PENSIERO

VIOLA MAMMOLA PUDORE E MODESTIA

VIOLACIOCCA FEDELTA' NELLE AVVERSITA'

VIOLACCIOCCA GIALLA
SDEGNO

VIOLETTA MODESTIA

VIOLETTA AFRICANA ILLUMINA IL MIO CAMMINO

VISCHIO VITTORIA

giovedì 11 dicembre 2008

Un salto nel passato con la ristorazione - Gostinstvo "KREMENJAK"

"2008"


Il deposito di vini a Gorizia.
L'imprenditore Abuja era una persona molto conosciuta nella provincia di Gorizia. Nel dopoguerra trasportava il vino per i nostri paesi.



Il vino veniva trasportato anche con il treno.













sabato 6 dicembre 2008

Io ci sarò

Kylee Kate Sargant e Andrea Del Principe

venerdì 5 dicembre 2008

Natale si avvicina...

Il Natale è un momento magico nel quale i buoni sentimenti sembrano avere la meglio. Una volta trascorso però sembra che ognuno di noi se ne dimentichi, eppure sarebbe bello potessero rimanere per sempre nel cuore di tutti.
Mi piace il Natale, anche se è sopratutto in questo periodo, che si ripensa a tante cose, al passato, a chi ci ha lasciato... e naturalmente ci si ritrova malinconici, tristi...
A volte diciamo: "non vedo l'ora che queste feste passino in fretta", ma non credo che questo sia lo spirito giusto, e il comportamento giusto...

DICEMBRE...NATALE SI AVVICINA...



I giorni passano e le caselline del CALENDARIO DELL'AVVENTO si aprono giorno per giorno...il piccolo si diverte, ogni mattina apriamo una casellina e lui mangia il cioccolatino.
Una mattina ero intenta a prepararmi e mi ero proprio dimenticata, così è stato lui a ricordarmelo!

L'idea di rappresentare graficamente il tempo fino all'arrivo del Natale sembra abbia avuto inizio nel XIX secolo nelle case tedesche. Alcune famiglie segnavano sul pavimento, con il gesso o con della vernice, delle linee man mano che si avvicinava il Natale, altre appendevano alle pareti diverse figure votive o accendevano ogni giorno una nuova candela a partire dal primo dicembre. I calendari dell' Avvento fatti in casa fecero la loro comparsa intorno al 1850, dove ogni giorno, a partire dal primo fino al 24 dicembre, era contrassegnato da un versetto della Bibbia, da un dolce o da un disegno.
La stampa del primo calendario nel 1903, il Minchner Weihnachtskalendar (Calendario natalizio di Monaco), fu opera di Gerhard Lang, e fu subito imitato da altri editori. Nel 1914 la Germania esportava calendari dell' Avvento su cui figuravano paesaggi invernali, alberi di Natale, scene di città, o castelli; molti di questi sono dei pregiati articoli da collezione. Come accadde per i giocattoli e gli addobbi natalizi, questo articolo subì una battuta d'arresto durante la prima e la seconda guerra mondiale, ma il paese continua ancora oggi a stampare calendari per il mercato mondiale.
Nonostante la maggior parte dei calendari dell'Avvento sia ormai prodotta su scala commerciale, gli artigiani non hanno abbandonato la tradizione dei calendari fatti in casa, escogitando modi ingegnosi per segnare il conto alla rovescia dell'arrivo del Natale. Alcune varianti sono rappresentate dalla calza dell' Avvento che contiene 4 regali, che vanno tirati fuori uno al giorno, e la candela danese divisa in 24 sezioni. I calendari dell'Avvento sono particolarmente popolari in Scandinavia, dove il loro abbinamento a programmi televisivi ha sia lo scopo di divertire che di raccogliere soldi per beneficenza.




Avete fatto L'ALBERO DI NATALE e lo avete addobbato con tante LUCI?
Noi si, già dalla settimana scorsa fà bella mostra di sé nel nostro soggiorno. E' grande, e crea davvero un'atmosfera natalizia.

Pochi sanno che la tradizione di addobbare l'abete é nata in Egitto. In quei luoghi infatti l'albero era costituito da una piccola piramide di legno, costruita ad imitazione dei giganteschi monumenti come simbolo culturale e propiziatorio. Dalla terra dei faraoni, dunque un viaggiatore portò questa idea in Europa e, parte delle popolazioni germaniche, scandinave e russe lo adottarono per celebrare il solstizio d'inverno, il ritorno di quel sole e di quel calore di cui il clima d'Egitto era simbolo.
Alla piramide infatti era sovrapposta la " ruota solare" e più tardi furono infilate sulle cime di quella figura geometrica, bastoncini che venivano incendiati; se il fuoco raggiungeva la piramide stessa, l'anno sarebbe stato non soltanto sereno, ma fortunatissimo. Fu Martin Lutero, dicono alcuni, ad introdurre l'abete sostituendolo al simulacro egizio di cui ricordava la forma. Le sue fronde sempre verdi potevano essere anche in pieno inverno presagio di primavera. Le candeline poi, furono inventate dai luterani, in sostituzione dei bastoncini di legno. Le candeline hanno questo significato: la loro luce rappresenta la vita e la fede. Attorno all'albero di Natale sono nate le leggende più gentili e fantasiose.
Tra queste ve ne racconterò una: C'era una volta nell'antica Germania un boscaiolo. Tornando a casa una notte d'inverno, gelida ma serena, l'uomo fu colpito da un meraviglioso spettacolo di stelle che brillavano attraverso i rami di un abete carico di neve e di ghiaccio. Per spiegare alla moglie lo splendore che aveva visto, il boscaiolo tagliò un piccolo abete, lo portò a casa e lo adornò di candeline accese e di allegri festoni. Le candeline somigliavano alle stelle che aveva visto brillare, e i festoni alla neve e ai ghiaccioli che pendevano dai rami. Altri videro l'albero e piacque tanto a tutti, specialmente ai bambini, che presto l'usanza dell'abete con le candeline si diffuse in ogni casa.



Si dice, ma senza alcun fondamento storico, che Martin Lutero fu molto colpito dalla bellezza del cielo invernale mentre ritornava a casa una notte della vigilia di Natale. Ispirato da questa visione, e di ricreare la meraviglia del cielo su Betlemme egli per primo mise delle candele accese sull'albero di Natale. Sebbene le prime notizie di candele messe come addobbi su un albero di Natale ci giungano quasi un secolo dopo, le luci sull'albero rappresentano si un elemento importante del Natale da qualche centinaio di anni. E' fuori discussione che le candele accese su un albero sempreverde contribuiscano a creare una bella atmosfera, ma sono comunque degli addobbi che presentano non pochi problemi. Il primo consiste nel fissarle in maniera sicura sull'albero. Nei primissimi tentativi si faceva colare della cera sui rami, per poi fissarvi le candele, oppure forare sia il ramo che le candele con un ago.
Altri tentativi consistevano nel fissarle all' albero con un filo metallico, o nell'uso di candele sottilissime e flessibili che potevano essere avvolte intorno al ramo. Un'invenzione tedesca del Settecento fu il "cerchio fuoco". Un anello di legno veniva fatto scivolare dalla punta dell'albero e poggiato sui rami ma questa operazione richiedeva alberi con molto simmetrici. Nell'Ottocento fecero la comparsa i primi candelabri con lunghe aste che potevano essere avvitate nel tronco, e candelabri forniti di contrappesi; entrambi i modelli risultarono eccessivamente pesanti o traballanti o tutte e due le cose insieme. Soltanto nel 1878 quando Frederick Arzt inventò un candelabro ad aggancio il problema fu in linea di massima risolto. (L'inconveniente della cera che colava fu risolto con l'uso di una tela cerata che veniva alla base dell'albero). Esistevano anche altri modi per fissare le luci all'albero, appendendovi, ad esempio, lampade ad olio e lanterne. Queste contenevano dell'olio con un lucignolo galleggiante e avevano il vantaggio di durare più a lungo delle semplici candele.
Esse erano pesanti e molto calde e potevano, perciò, essere usate solo su rami molto grossi. Nel 1878 un inglese un po' originale inventò un albero di Natale di metallo con becchi a gas, ma la sua invenzione attrasse veramente pochissimi acquirenti. Non era soltanto il problema della sicurezza a spingere la gente a cercare alternative alla nuda fiamma, anche se questa creava problemi con le assicurazioni. Il principale inconveniente era rappresentato dal fatto che le candele e le lampade a olio necessitavano di una sorveglianza costante. Nel 1882 l'invenzione delle lucine elettriche per l'albero di Natale avrebbe segnato la strada per il futuro. Le lucine elettriche natalizie furono create nei laboratori della Edison, ma i diritti di produzione furono subito acquistati dalla General Electric. Esse erano facili da montare e potevano essere lasciate accese e incustodite per ore. Per oltre venti anni anni dopo i primi esemplari, esse rimasero comunque ancora un'esclusiva dei benestanti, e fuori dalla portata dell' americano medio. (Furono usate per la prima volta alla Casa Bianca sotto la presidenza Cleveland nel 1895.) Le prime lampadine erano rotonde o a forma di pera, ma nel 1907 gli europei produssero le prime luci a forma di figure, bulbi viennesi dipinti a mano a forma dI Babbo Natale, di pagliaccetti e di animali. Agli americani piacque questa innovazione, ma la prima guerra mondiale bloccò le importazioni dall'Europa e costrinse gli acquirenti a guardare al Giappone, che finì per dominare l'industria di questo genere di lampadine fino alla seconda guerra mondiale.
Nel dopoguerra la mania per le lampadine con le forme di Pippo o di pino era passata di moda, e furono subito rimpiazzate dalle lampadine inventate nel 1936 da Carl Otis, che scoprì come costruire lampadine contenenti cloruro di metallina, decretando in questo modo il loro grosso successo. La moda delle lampadine cambiò rapidamente nel dopoguerra. Cominciarono ad essere di moda le lampadine fluorescenti, che sostituirono quelle di Otis, per essere a loro volta sostituite dalle serie di luci a intermittenza o dalla ruota girevole colorata e dalle mini luci. I consumatori sono stati sempre pronti ad accogliere gli ultimi modelli di illuminazione forniti dalla tecnologia.



Molti fanno IL PRESEPIO!
Quest'anno abbiamo deciso di non farlo, i bambini sono ancora piccoli e preferiamo aspettare ancora un pò...!
A me piace il presepio, ricordo da piccola come mi divertivo a farlo!
Andavo a raccogliere il muschio nei campi vicino a casa (non solo io, anche le mie amiche, mia sorella...)e poi lo mettavamo ad asciugare, così era pronto per il presepio. Sopra ci mettevo le pecore, i pastori...
La capanna: un anno l'abbiamo fatta con un tronco d'albero, era davvero bella!

E' una tradizione italiana. il primo presepe lo ideò San Francesco d'Assisi nel 1223 in una grotta di Greccio nel Reatino. Egli amava il Signore con tutto il suo essere e voleva ricordare agli uomini la nascita di Gesù nella povertà e nei disagi. Per questo organizzò un vero e proprio " teatrino dei mimi" con bue ed un asino veri. Intagliò la figura di un bambino e lo pose nella mangiatoia. La notizia si sparse ed una gran folla si avviò con le torce per quel ripido cammino, verso la grotta. E Francesco parlò con gran commozione a quella gente.
San Francesco era molto felice il giorno della nascita di Gesù, da desiderare che tutti lo fossero come lui.E non solo gli uomini, ma anche gli uccelli e tutti gli altri animali. Francesco voleva persuadere l'imperatore ad emanare un editto per decretare che il Natale del Signore, gli uomini provvedessero generosamente ai poveri così come agli uccelli, al bue e all'asino. Così pure, che quel giorno tutti i poveri abbiano in dono dai ricchi, copiose ed ottime vivande. Il successo dell'idea del presepe, propagandata prima dai francescani, poi dai domenicani, ed infine dai gesuiti, fu travolgente e si impose in tutto il mondo cattolico.
Soltanto che da celebrazione con personaggi in carne ed ossa, si trasformò via via in presepio immobile, fatto di statuine di legno, pietra, terracotta. In qualche periodo storico, specialmente nella Napoli del '700, divenne un simbolo di ricchezza, di moda ; i nobili facevano a gara a commissionare agli artigiani il presepio più bello.
"Tratto dal sito "ilpaesedeibambinichesorridono"...


FOTO PRESEPI:




San Nicola



E' arrivato o arriverà?
Di sicuro non deluderà i bambini, che lo aspettano!
Oggi è già stato in asilo e ha portato cioccolatini, caramelle...e ad un bambino più biricchino anche un bastone.
La sera è andato al circolo culturale, dove ha portato in dono dei giocattoli, dei libri da leggere, da colorare...
Ha detto che anche questa notte non è da escludere che ritorni a far visita ai bambini, però in cambio gli dovranno dare un bicchiere di latte e un biscottino.


San Nicola fu vescovo di Mira. Era nato a Patara nella Lisia (Asia Minore). La storia ci dice che morì nell'anno 350. Ma perché é diventato un "portatore di doni" ai bambini? E' la tradizione leggendaria a raccontare i fatti che fecero nascere questa usanza diffusa nel mondo. San Nicola, si racconta, venne a sapere che tre povere bambine della sua città, sarebbero state vendute come schiave, perché la famiglia non poteva assegnare loro una dote con la quale, divenute grandi, si sarebbero potute sposare. Allora il vescovo andò solo nella notte, fino alla casa delle povere bambine e posò sulla finestra tre sacchetti pieni d'oro.

Il suo amore per i piccoli é ricordato anche da un miracolo: resuscitò tre bambini durante le persecuzioni degli ariani. Il vescovo di Mira é anche il patrono dei marinai e la Basilica di Bari, che é una delle chiese più belle e più antiche di Bari, é ancor oggi meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. In altre nazioni europee San Nicola é invece celebrato con allegre cerimonie: in Olanda il 6 dicembre, il personaggio che lo rappresenta gira nelle strade di Amsterdam, distribuendo dolci ai bambini, accompagnato da un servo nero chiamato Zwarte Piet.

Vi é poi una grande manifestazione degli studenti di Leida che sfilano indossando vecchi costumi, preceduti dal carro con cavalli impennacchiati, sul quale, il più bravo di loro siede vestito da San Nicola.Con queste allegre feste in realtà il mondo ricorda che, per tutta la sua vita, il vescovo fu sempre vicino ai fanciulli, insegnando loro a far opere buone, a soccorrere gli infelici e a confortare i derelitti.

lunedì 1 dicembre 2008

L'arte di tacere

E’ bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio. Esiste un momento per tacere, così come esiste un momento per parlare. Nell’ordine, il momento di tacere deve venire sempre prima,solo quando si sarà imparato a mantenere il silenzio,si potrà imparare a parlare rettamente. Tacere quando si è obbligati a parlare è segno di debolezza e imprudenza. Mai l’uomo è padrone di se come quando tace: quando parla sembra, per così dire, effondersi e dissolversi nel discorso, così che sembra appartenere meno a se stesso che agli altri. Quando si deve dire una cosa importante, bisogna stare particolarmente attenti: è buona precauzione dirla prima a se stessi e poi ancora ripetersela, per non doversi pentire quando non si potrà più impedire che si propaghi. Quando si deve tenere un segreto non si tace mai troppo: in questi casi l’ultima cosa da temere è saper conservare il silenzio. Il riserbo necessario per saper mantenere il silenzio nelle situazioni consuete della vita, non è virtù minore dell’abilità e della cura richieste per parlare bene, e non si acquisisce maggior merito spiegando ciò che si fa piuttosto tacendo ciò che si ignora. Talvolta il silenzio del saggio vale più del ragionamento del filosofo, è un lezione per gli impertinenti e una punizione per i colpevoli. Il silenzio può talvolta far le veci della saggezza per il povero di spirito,e della sapienza per l’ignorante. Si è naturalmente portati a pensare che chi parla poco non è un genio, e chi parla troppo è uno stolto o un pazzo: allora è meglio lasciar credere di non essere genii di prim’ordine rimanendo spesso in silenzio. E’ proprio dell’uomo coraggioso parlare poco e compiere grandi imprese; è proprio dell’uomo di buon senso parlare poco e dire sempre cose ragionevoli. Qualunque sia la disposizione che si può avere del silenzio è bene essere sempre molto prudenti; desiderare fortemente di dire una cosa, è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla. Il silenzio è necessario in molte occasioni; la sincerità lo è sempre: si può qualche volta tacere un pensiero, mai lo si deve camuffare. Vi è un modo di restare in silenzio senza chiudere il proprio cuore, di essere discreti senza apparire tristi e taciturni…di non rivelare certe verità senza mascherarle con la menzogna. Scritta da Abate Dinouart (1716 – 1786)

domenica 30 novembre 2008

Fissate le priorità, il resto è solo sabbia


Il professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto di marmellata vuoto e cominciò a riempirlo con dei sassi, di circa 3 cm di diametro.
Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno ed essi risposero di si.
Allora il professore tirò fuori una scatola piena di piselli, li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente.
Ovviamente i piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi.
Ancora una volta il professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi, ancora una volta, dissero di si.
Allora il professore tirò fuori una scatola piena di sabbia e la versò dentro il vasetto.
Ovviamente la sabbia riempì ogni altro spazio vuoto lasciato e coprì tutto. Ancora una volta il professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero di si, senza dubbio alcuno.
Allora il professore tirò fuori, da sotto la scrivania, 2 lattine di birra e le versò completamente dentro il vasetto, inzuppando la sabbia.
Gli studenti risero.
"Ora"- disse il professore non appena svanirono le risate-" Voglio che voi capiate che questo vasetto rappresenta la vostra vita.
I sassi sono le cose importanti: la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra salute, i vostri figli, le cose per le quali se tutto il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena.
I piselli sono le altre cose per voi importanti: il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra auto.
La sabbia è tutto il resto: le piccole cose".
"Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia"-continuò il professore-"non ci sarebbe spazio per i piselli e per i sassi.
Lo stesso vale per la vostra vita.
Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti.
Dedicatevi alle cose che vi rendono felici: giocate con i vostri figli, portate il vostro partner al cinema, uscite con gli amici.
Ci sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l'auto.
Prendetevi cura dei sassi per prima, le cose che veramente contano.
Fissate le vostre priorità, il resto è solo sabbia".
Una studentessa allora alzò la mano e chiese al professore cosa rappresentasse la birra.
Il professore sorrise: "Sono contento che me l'abbia chiesto.
Era giusto per dimostrarvi che non importa quanto piena possa essere la vostra vita, perchè c'è sempre spazio per un paio di birre".

Presentazione-predstavitev

In questa sezione, proverò a raccogliere alcune "cose" per me interessanti...

Alcuni anni fà facevo parte dell'associazione sportivo culturale "KREMENJAK" di Jamiano.
L'associazione fu costituita il 2 novembre 1993 (ha preso il nome del monte sopra il paese).
Il fine dell'asociazione fu fin dall'inizio ed è tutt'ora la valorizzazione delle tradizioni locali in stretta collaborazione con le componenti paesane per attirare il maggior numero possibile di abitanti di tutte le età a partecipare agli eventi che la stessa si proponeva di organizzare.
Mi piaceva fare parte di questa associazione, ed ero felice quando la gente era felice e si congratulava con noi per l'organizzazione e per il successo della manifestazione.
Le iniziative erano molteplici - per es. "INCONTRO INTERNAZIONALE DI FISARMONICHE DIATONICHE", la "MARCIA SENZA FRONTIERE JAMIANO (I) - SELA NA KRASU (SLO), oltre che far rivivere le vecchie tradizioni come IL CARNEVALE PAESANO o il SAN NICCOLO' PER I BAMBINI e tanto altro.
Interessanti sono secondo me i CALENDARI STORICI, che inserirò almeno in parte in vari post.
V tej sekciji, bom poskusila razbrati nekatere zanimivosti.
Zacela bom z drustvom KREMENJAK kjer par let nazaj sem bila clanica oz. odbornica.
Drustvo smo ustanovili 2 novembra leta 1993, dobilo je ime po hribu, ki bedi nad vasjo.
Cilj dustva je bilo in je ovrednotenje starih obicajev v cim tesnejsem sodelovanju vaskih komponent.
Mi je bilo vsec delati v drustvu in sem bila zelo vesela, ko drugi so bili veseli in so nas pohvalili za pobude.
Smo organizirali veliko pobud, med katerimi naj omenim "DIATON" GLASBA BREZ MEJA oz. srecanje in tekmovanje godcev na diatonicno harmoniko- frajtonarco (prvipaznik je bil 17. in 18 junija 1995), MEDNARODNI POHOD JAMLJE (I) - SELA NA KRASU (SLO), PUSTOVANJE, MIKLAVZEVANJE idr.
Zanimivi so tudi ZGODOVINSKI KOLEDARJI, katere bom vsaj delno objavila.

giovedì 27 novembre 2008

Vaccino...libro...


eh si, oggi il papà ha portato la piccolina in ospedale a fare il vaccino (2a somministrazione).
Io invece ho passato quasi tutta la mattinata a risolvere delle questioni burocratiche per mia mamma, ma alla fine ho fatto...si, ho fatto, per modo di dire, ho fatto per adesso, dato che non è finita così, ma lasciamo stare...!
La piccola anche oggi si rifiutava di mangiare, all'ospedale hanno detto di non darle l'omogeneizzato di mela, perché potrebbe causarle delle allergie e provare a darle il latte di asina e se si rifiuta di mangiare di "prenderla per fame". Ma dico io come per fame? Se non mangia tutto il giorno ha fame, ma è proprio che si rifiuta di mangiare il latte con il biberon!!!
Così ho detto al papà di telefonare al pediatra e vedere che cosa ci consiglia di fare e il pediatra ha detto che le possiamo dare l'omogeneizzato di mela e anche di banana.
All'ospedale si è comportata bene, non ha nemmeno pianto quando le hanno fatto la punturina, come diceva una pubblicità? Già fattoooooooooo?
La mia piccola,dolce bambina!!!
Quando sono ritornata a casa non finiva più di mangiare, adesso dopo un bel bagnetto, dorme tranquilla...sarà anche stressata!



Il mio piccolo, grande bimbo stamattina ha riportato il libro in asilo e gli hanno dato un'altro e lui è tutto contento.
Da quando ha il banco scuola, disegna, colora ancora di più ed è migliorato, adesso ha disegnato anche i bimbi con i pantaloni e le magliette colorate.
E' un bambino bravo e molto dolce, delle volte anche troppo...
Stamattina dovevamo uscire per andare in asilo e a lavorare e mentre gli stavo mettendo il giubottino, lui con il faccino triste mi ha detto che voleva il papà "papà mi manca", così gli ho detto di andare a risalutarlo.
Ah, che bimbo tenero!

Treccia dolce imbottita




INGREDIENTI:
per il lievitino
1 cubetto di lievito di birra
100 gr di acqua
100 gr di farina 0


per l'impasto
400gr farina 0
100gr acqua
50 gr di latte
150 gr di zucchero
1 bicchiere di olio di semi (io ho usato quello bianco di plastica)
1 cucchiaino di sale
lievitino:
sciogliere il lievito nell'acqua tiepida e impastare rapidamente con la farina (è molto liquido)
lasceremo lievitare per mezz'ora
impasto:
nel frattempo mettere lo zucchero ,l'acqua e il latte in un pentolino e fare sciogliere sul gas (basta poco) e porre a freddare
passata la mezz'ora riprendere il lievitino
e mettere dentro la farina, lo sciroppo di acqua e zucchero (che non deve essere caldo!!) l'olio e il sale...
impastare (il composto è molto morbido se lo ritenete aggiungete la farina ma non troppa)
lasciare lievitare 1 ora..cresce a vista d'occhio ...
metterlo sulla spianatoia (non aggiungere farina è meglio)lavorarlo velocemente, formare un cilindro e dividerlo in tre parti uguali
e ricavatene altri 3 cilindri
con un coltello incideteli per la lunghezza, allargandoli un po per mettere il ripieno
Io ho messo la nutella!
Ovviamente per i ripieni sbizzarritevi!
Per la chiusura utilizzando tutte e due le mani allargare l'impasto ai lati e unirlo appiccicandolo.
I tre cordoni intrecciati, andrebbero spennellati con le uova ma a se non piace si possono spennelare con latte e cospargere con granella di zucchero.
Mettere a rilievitare (coperta con un panno) per altri 30 minuti e poi in forno a 180° per 35 minuti.

Io ho usato la farina "00".
Esteticamente non è venuta benissimo, ma però era buona!!!

P.S.Ricetta di hellyna, presa dal forum COOKAROUND

mercoledì 26 novembre 2008

Vivere per lavorare o lavorare per vivere?



Si può rispondere ad una domanda con un'altra domanda?

Visto i tempi che corrono c'è qualcuno che può permettersi di vivere senza lavorare?

Si, ma penso che nell'elenco ci siano più "no".
Spesso per vivere in modo "normale", senza "strafare" senza "esagerare" cercando di "evitare il superfluo" una sola busta paga non basta (forse in alcuni casi neanche due): tra mutuo casa, bollette, alimentari, salute...
Perché questo discorso?
Forse il perché lo avete già capito, leggendo tra le righe!
Da un’ po’ di tempo, sono ritornata a lavorare, eh si, dopo i mesi di "astensione obbligatoria" e anche se sono alquanto "triste" per innumerevoli perché, sono anche "felice", per altri innumerevoli perché.
Ma non vi preoccupate, non mi metterò ad elencarli, ma volevo soltanto dire, che infondo penso di essere fortunata ad avere un lavoro, ci sono persone che nemmeno lo trovano un lavoro e...poi ci sono anche quelle che il lavoro non lo vogliono cercare o non vogliono "abbassarsi" a fare alcuni lavori...ma sorvoliamo.
Poi so, che ho un marito, al quale piace il “mestiere di papà” e lo fa con tanta cura e amore e questo mi aiuta a stare bene e a non sentirmi in colpa per quando non ci sono io con i piccoli o meglio per quando non posso esserci!!!

---------------------------------------------------------------

"Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore,
ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e,
seduti alla porta del tempio,
accettare l'elemosina di chi lavora con gioia.
Poiché se cuocete il pane con indifferenza,
voi cuocete un pane amaro,
che non potrà sfamare l'uomo del tutto.
E se spremete l'uva controvoglia,
la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
Anche se cantate come angeli,
ma non amate il canto,
renderete l'uomo sordo alle voci del giorno e della notte."
KAHLIL GIBRAN

Papà a tempo pieno o quasi..anzi ci provo!



quando ho letto sul giornale l'articolo che diceva "in calo i congedi per restare con i figli" devo dire la verità, sono sobbalzato dalla poltrona.
L'articolo raccontava di come in Italia la legge sui congedi parentali non sia mai decollata, dando la colpa alla gente che non sa nemmeno dell’esistenza di questa legge e quindi non ne usufruisce e per questo le domande sono in calo e soprattutto non ne usufruiscono i papà!
Non è il mio caso, in quanto io cerco di usufruire di questa utile possibilità, anche se al lavoro gli ostacoli non mancano.
Nell’articolo si parla anche di un premio in denaro per far stare i padri lavoratori a casa! Magari!!!!!
Sicuramente una cosa da fare sarebbe quella di aumentare i mesi del congedo, perché sfido chiunque senza nessun aiuto familiare a trovare un asilo privato che accetti neonati anche pagando cifre che ti prosciugano mezzo stipendio.
Allora come conciliare i figli e il lavoro?
Si, da una parte si incita a fare figli andando incontro a non pochi sacrifici, perché di contro è ovvio che devi avere “un tetto sulla testa” e non tutti hanno la possibilità di averlo senza accendere un mutuo e se hai un mutuo per forza di cose devi lavorare e se lavori non puoi assistere i figli e ti ritrovi a cercare un asilo, che li accetti e che tu accetti, perché 1) come già detto prima non è facile trovarlo per bambini così piccoli e 2) se lo trovi, deve rispondere alle tue aspettative, un bambino di pochi mesi, ha altre esigenze di una di bambino di un anno o più, ha bisogno dei genitori e se non è possibile, allora voglio trovare un asilo buono, serio…
Sapete che vi dico? Io usufruisco di questa legge sul congedo parentale (astensione facoltativa) e poi stare con la mia bambina non ha prezzo e chi non capisce questo e lo vede come una rottura di scatole preferendo stare in ufficio tra le scartoffie non sa cosa si perde!!!

martedì 25 novembre 2008

L'amicizia e la conoscenza

Si può avere degli amici, se non si ha il tempo "o non si trova" il tempo per coltivare l'amicizia?
Si, è vero, una volta la vita era diversa e forse anche le persone erano diverse, purtroppo il "vivere d'oggi" non è come quello di "ieri", la vita è più frenetica, più dettata, ci condiziona nei comportamenti e ciò si riflette inevitabilmente anche negli affetti, al punto di trovarci a chiedere, se abbiamo qualche amico o soltanto conoscenti.
L'amizia è il condividere qualcosa è il "voler condividere qualcosa", forse ci piace stare chiusi nel nostro "guscio", ci sentiamo più sicuri e preferiamo la conoscenza.
La conoscenza forse è meno "obbligata", ci si sente più "liberi di "bussare ogni tanto" che "sederci sul divano", forse abbiamo paura di disturbare o ...
I motivi possono essere molteplici, allora ascoltiamo e guardiamo un bel video e riflettiamoci sù!



lunedì 24 novembre 2008

Prima pappa



Eh si, la piccolina, dolente o volente ha fatto la sua prima pappa.
Ho iniziato a lavorare e abbiamo provato a darle il biberon, ma lei lo rifiuta, però non può stare a digiuno fino a sera, così oggi il papà le ha proposto un nuovo menù: "omogeneizzato alla mela" e un pò ha mangiato.

Fa freddino

e il maritino ha preso una scorta di chiodi, guardate sotto!!!




Naturalmente sto scherzando, comunque siamo pronti, lenzuola pesanti, coperte, termosifoni accesi e... e... e... ecciù, eh si, già si starnuta, vai di sciroppi e aspirine e pensare che siamo appena all'inizio!

Oggi nevicava, ma non è rimasto niente, ha iniziato a piovere e non c'è nessuna traccia, almeno per ora, stanotte chissà!
Mi piace la neve, vedere tutto coperto di un manto bianco è bellissimo, tutto è più silenzioso, tranquillo, romantico...!

Che fatica fare shopping


Domenica negozi aperti, che facciamo?
Andiamo a comperare un paio di scarpe da ginnastica per il piccolo che in due mesi le ha distrutte!!!
Per comperare un paio di scarpe da ginnastica, un paio di pantaloni, un paio di calzini, ci ha fatto sudare 7 camicie :-), ma alla fine ce l'abbiamo fatta!
Ale oo - ale oo!
La piccolina stava tranquilla in braccio (che male, inizia a pesare). Per lei abbiamo comperato un bavaglino ed un berettino rosa (inizia a fare freddo e così starà calda, calda.)

Se domenica abbiamo faticato 7 camicie, che vogliamo dire di sabato, quando siamo andati al supermercato, per comperare qualcosa da mangiare, intenzionati a fare un giro per guardare i giocattoli che babbo Natale porterà ai piccoli, se faranno i bravi e se poverino riuscirà, dato che è vecchietto...?
Siamo usciti dal negozio con il mal di testa o quasi, il piccolo non la smetteva di parlare, di girare di quà e di là, di voler per forza un giocattolo, e non vi dico l'indecisione (peggio di me), alla fine niente giocattolo, ma gli abbiamo comperato il "banco scuola" (regalo di compleanno da parte di mamma e papà).

Che faticaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!
Aiutooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!

mercoledì 19 novembre 2008

Pomodori ripini di tonno

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:
Due grossi pomodori
Una scatoletta di tonno all'olio
Maionese (tre cucchiaini)
Capperi sotto sale (a piacere)
120-140 g di riso

PREPARAZIONE:
1-Cuocere il riso al dente e scolarlo
2-Nel frattempo lavare i pomodori, dividerli a metà e privarli della polpa (buttare i semini, il resto conservarlo per la salsa)
3-Preparare le salsa con il tonno, la maionese,i capperi lavati e frullare nel mixer
4-Mescolare il riso con la salsa e riempire i pomodori.

10' preparazione
10' o più frigo

P.S. mi dispiace, ma non ricordo di chi è la ricetta...io attingo da internet ecc.

POLPETTONE FREDDO DI TONNO

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:
1 kg patate
2 scatolette tonno x 160 gr
prezzemolo
sale
olio extravergine oliva

PREPARAZIONE:
Lessare le patate con la buccia. Pelarle e passarle nel passa-verdure insieme al tonno sgocciolato e al prezzemolo.
Lavorare il tutto aggiustando di sale e unendo olio (anche quello del tonno) quanto basta ad ottenere un composto compatto.
Dare una forma cilindrica e avvolgere nella carta stagnola. Mettere in frigorifero per almeno un paio d'ore.
Servire affettato accompagnato con maionese e pomodorini (sono buoni e danno colore).

Sofficini



Innanzitutto,mettiamo a bollire una tazza di latte (la tazza ci servira' da misurino) con una bella noce di burro e sale (salate abbastanza,altrimenti non sanno di nulla!)
Appena bolle,aggiungiamo una tazza di farina e cominciamo a mescolare vigorosamente.
Leviamo dal fuoco,il composto e'durissimo ma cerchiamo di schiacciarlo alla meglio con un cucchiaio di legno.
Lasciamo da parte per un po',finche' sara' intiepidito, e poi lo versiamo sulla spianatoia dove,aiutandoci con altra farina ed olio di gomito,lo impastiamo fino ad ottenere un panetto omogeneo,che avvolgeremo nella pellicola e lasceremo freddare completamente (non mettere in frigo!)
Appena freddato,lo stendiamo col mattarello in uno spessore di circa 3 mm,tagliamo tanti tondi della dimensione che preferiamo e li farciamo:qui ho usato ragu' allungato con besciamella e pezzetti di formaggio filante.
Li chiudiamo molto bene,pressando i bordi con le dita, li passiamo in albume e pangrattato e li friggiamo in olio caldo.

P.S. da COOKAROUND "L'Araba felice"

MUFFINS DOLCI



INGREDIENTI:230ml. di latte 60ml di olio di girasole 1 bustina di vanillina 2 uova 300gr. di farina 100gr. di zucchero 3 cucchiai di lievito da dolci pepite di cioccolato.

UTENSILI: 12 stampini piccoli e rotondi.

PROCEDIMENTO:Scalda il forno a 180C, imburra 12 stampini e rivistili con carta da forno. Mescola la farina, l'olio, lo zucchero e il lievito. Aggiungi il latte, le uova e la vanillina, quindi mescola. Incorpora le pepite di cioccolato e riempi gli stampini fino a tre quarti. Cuoci in forno per 20 minuti.

P.S. Ricetta presa dalle forumine di ALF

CIAMBELLE



INGREDIENTI: 500 g di patate, 500 g di farina, 25g di lievito di birra, 100 g di margarina, 2 uova, 2 cucciai di zucchero, olio di arachide, 2 cucchiai di latte, 1 cucchiaio di limone grattuggiato, zucchero semolato.

PROCEDIMENTO: bollire le patate, schiacciarle e poi impastarle la farina, il lievito sciolto in 2 cucchiai di latte, la margarina, lo zucchero e le uova.Far riposare.Quando la pasta sarà ben lievitata, formare delle ciambeline e farle riposare di nuovo.Friggere in abbondante olio e passarle nello zuccheo semolato.


P.S.
Che buone!!! Come lavoro, non è uno scherzo, ma mi sono piaciute, quindi ne è valsa la pena!!!
Al momento...devo "rinunciare" non dico che devo "stare a stecchetto", ma visto il periodo della "dolce attesa"...meglio evitare! In realtà non faccio molte rinunce (quali???)...e probabilmente se domani "pof" per magia sul tavolo troverei una, due, tre ciambelle (aiaiaiii esagerataaaaaaaaa!!!) ecco, mi sa che allora "pancia mia fatti capanna", da noi si usa dire (se non sbaglio) "meglio che sciopi pansa, come che robi vansa" ovvero "meglio che scoppi la pancia come che avanzi la roba".

PLUMCAKE ALLA RICOTTA



INGREDIENTI:300 g ricotta-300 g farina-300 g zucchero-3 uova-1 bustina di lievito.

PROCEDIMENTO: sbattere le uova con lo zucchero, unire la ricotta, la farina e il lievito. Infornare a 180 per 1 ora.Poi aggiungo pezzetti di cioccolato fondente oppure uvetta e canditi. Se la vuoi piu' soffice sostituisci 100g di farina con 100g di fecola.

P.S.Davvero niente male!Soltanto la prossima volta aggiungerò i pezzetti di cioccolato prima :-) sarà ancora più buona!!!!!!(grazie per la ricetta a Precisina "ALF")

TORTINO AL CIOCCOLATO DAL CUORE MORBIDO



(si può anche dividere in 8 stampini di alluminio)

INGREDIENTI:
200 gr di cioccolato fondente al 70 per cento,
200 gr di burro,
160 gr di zucchero,
40 gr di farina,
4 uova intere, un aroma vanillina


PROCEDIMENTO:

Prima di tutto, si imburrano e infarinano gli stampini. Poi, via in freezer a raffreddare.

Poi si scioglie il cioccolato a bagnomaria con il burro e lo zucchero, sbattendo bene con una frusta in modo da montare il composto. Fuori da fuoco, si incorporano le uova una alla volta e poi la farina setacciata.

Infine, si distribuisce il composto in otto stampini, si copre con pellicola si mette nel freezer per almeno due ore.

Al momento di cuocere, il forno va portato a 200 e gli stampini vanno infornati per dieci-quindici minuti appena tolti dal congelatore (non e' possibile stabilire con esattezza il tempo di cottura, che varia da forno a forno. Meglio fare delle prove in modo da trovare il tempo giusto per il vostro forno).
Al momento di sfornare, non vi spaventate se il tortino sembra spatacchiarsi sul piatto: e' segno che il cuore e' rimasto crudo - come doveva
Puoi accompagnarli con semplice panna montata.

P.S. Ricetta di Ngiuma "ALF"

Rotolo alla nutella





INGREDIENTI: 100g.farina, 100g.zucchero, 4 uova, 1 tazza (quelle di carta per caffè)di olio, una bustina di lievito vanigliato (pane degli angeli),un barattolo di Nutella medio.







PROCEDIMENTO: frullare tutti gli ingredienti aggiungendo solo alla fine la bustina di lievito,frullare ancora e poi versare il tutto su una teglia rettangolare (tipo quella per fare la pizza)foderata con la cartaforno.
Cuocere in forno per 15 minuti a 160 gradi.
Toglierla dal forno versare la nutella e arrotolarla aiutandosi con la cartaforno sollevandola e girando lo strato su se stesso,è facilissimo una volta sollevata e piegata la prima parte basterà sollevare la carta e si girerà da sola, oppure per non farla rompere, consiglio di mettere appoggiare la pasta su un panno bagnato, poi si arrotolerà più facilmente senza rompersi.





P.S.
Quando sono buoni da noi i dolci non durano tanto tempo e poi questo rotolo era BUONOOOOOOOO, ma anche piccolino (aiaiaiaiiiii non cerchiamo scuse)!!!

UNA RAGIONE

Le persone vengono nella tua vita per una ragione, per una stagione o tutta la vita.
Quando saprai perché, saprai cosa fare con quella persona.
Quando qualcuno è nella tua vita per una RAGIONE, di solito è per soddisfare un bisogno
cha hai espresso. Sono venuti per assisterti attraverso una difficoltà, per darti consigli e
supporto, per aiutarti fisicamente, emotivamente o spiritualmente. Possono sembrare
come un dono del cielo e lo sono. Loro sono li per il motivo per cui tu hai bisogno che ci
siano. Quindi, senza nessuno sbaglio da parte tua o in un momento meno opportuno
questa persona dirà o farà qualcosa per portare la relazione a una fine. Qualche volta loro
muoiono. Qualche volta se ne vanno. Qualche volta si comportano male e ti costringono a
prendere una decisione. Ciò che dobbiamo capire è che il nostro bisogno è stato soddisfatto, il nostro desiderio realizzato, il loro lavoro è finito.
La tua preghiera ha avuto una risposta e ora è il momento di andare avanti.
Alcune persone vengono nella nostra vita per una STAGIONE, perché è
arrivato il tuo momento di condividere, crescere e imparare.
Loro ti portano un'esperienza di pace o ti fanno ridere. Possono insegnarti
qualcosa che non hai mai fatto. Di solito ti danno un'incredibile quantità di gioia.
Credici, è vero. Ma solo per una stagione!
Le relazioni che durano TUTTA LA VITA ti insegnano lezioni che durano
TUTTA LA VITA, cose che devi costruire al fine di avere delle solide
fondamenta emotive. Il tuo lavoro è accettare la lezione, amare la
persona e usare ciò che hai imparato in tutte le altre relazioni e aree
della tua vita. Si dice che l'amore è cieco ma l'amicizia è chiaroveggente.
Grazie per essere una parte della mia vita, che sia una ragione,
una stagione o tutta la vita.

LA LEZIONE DELLA FARFALLA


Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava per caso si mise a guardare la farfalla che per varie ore si era sforzata di uscire da quel piccolo buco.

Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione.
Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare niente altro.

Allora luomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo.
La farfalla uscì immediatamente.

Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento.

Luomo continuò ad osservare perché sperava che, da un omento all'altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare.

Non successe nulla! In quanto, la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate.
Non fu mai capace di volare.

Ciò che quell'uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l'intenzione di aiutare, non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinché la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare. Era il modo con cui Dio la faceva crescere e sviluppare.

A volte, lo sforzo é esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita.
Se Dio ci permettesse di vivere la nostra esistenza senza incontare nessun ostacolo, saremmo limitati. Non potremmo essere così forti come siamo. Non potremmo mai volare.

Chiesi la forza...
e Dio mi ha dato le difficoltà per farmi forte.
Chiesi la sapienza...
e Dio mi ha dato problemi da risolvere.
Chiesi la prosperità...
e Dio mi ha dato cervello e muscoli per lavorare.
Chiesi di poter volare...
e Dio mi ha dato ostacoli da superare.
Chiesi lamore...
e Dio mi ha dato persone con problemi da poter aiutare.
Chiesi favori...
e Dio mi ha dato opportunità.
Non ho ricevuto niente di quello che chiesi...
Però ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno.

Vivi la vita senza paura, affronta tutti gli ostacoli e dimostra che puoi superarli.

--------------------------------------------------------------------------

Vivi intensamente ogni piccola cosa della tua vita, perchè un giorno, queste piccole cose, sembreranno grandissime.

J. MORRISON

--------------------------------------------------------------------------

Se sei triste e vorresti morire, pensa a chi è triste e vorrebbe vivere, ma sa di dover morire.

J. MORRISON

L'ULTIMO SALUTO DI UN GRANDE SCRITTORE

L'addio di un genio

Premessa: questo scritto l’ho tenuto nel mio computer e risale ad anni fa, non ricordo quanti, ma non è questo l’importante, l’importante secondo me è il messaggio in esso contenuto.

Gabriel García Márquez si è ritirato dalla vita pubblica per ragioni di salute: cancro linfatico. Adesso sembra che sia sempre più grave. Ha inviato una lettera d'addio ai suoi amici, che grazie a Internet si sta diffondendo.


A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare.
Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con
l'oblio.
Tante cose ho imparato da voi uomini...
Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna,
senza sapere che la vera felicità risiede nella forza di risalire la
scarpata.
Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per
prima volta, il dito del padre, lo racchiude per sempre.
Ho imparato che un uomo ha diritto a guardarne un’altro dall'alto solo per
aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto apprendere da voi, ma in verità a molto non
avrebbero a servire, perché quando mi metterete dentro quella borsa,
infelicemente starò morendo.
Dì sempre ciò che senti e fai ciò che pensi.
Se sapessi che oggi sarà l'ultimo giorno in cui ti vedrò dormire, ti
abbraccerei forte e pregherei il Signore affinché possa essere il guardiano
della tua anima.
Se sapessi che questa è l'ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti
abbraccerei, ti bacerei, e ti richiamerei per dartene ancora.
Se sapessi che questa è l'ultima volta che ascolterò la tua voce,
registrerei ogni tua parola per poter riascoltarla una ed un'altra volta
all'infinito.
Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti in cui ti vedo ti direi "ti amo"
senza assumere, scioccamente, che lo sai di già.
Sempre c'è un domani e la vita ci da un'altra opportunità per fare bene le
cose, ma se sbaglio e oggi e tutto ciò che mi resta, mi piacerebbe dirti che
ti voglio bene, e che mai ti dimenticherò.
Il domani non è assicurato a nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere
l'ultimo giorno che vedi coloro che ami. Perciò non aspettare più, fallo
oggi, perché se il domani non dovesse mai arrivare, sicuramente lamenterai
il giorno che non hai preso tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio, e
che sarai stato troppo occupato per concederti un ultimo desiderio.
Mantieni coloro che ami vicini a te, di loro all'orecchio quanto ne hai
bisogno, amali e trattali bene, prenditi tempo per dirgli "mi dispiace",
"perdonami", "per piacere", "grazie" e tutte le parole d'amore che conosci.
Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza
e la saggezza per saperli esprimere; e dimostra ai tuoi amici quanto
t'importano.

SAN LUCIDO

Incastonato su una rupe calcarea a forma di cuneo, S. Lucido si innalza a strapiombo sul mare per circa 60 metri. Cittadina balneare d'elite con oltre 6.000 abitanti che si può raggiungere da Paola percorrendo 4 chilometri della panoramicissima Nuova SS 18, è nota per aver dato i natali al Cardinale Fabrizio Ruffo di Bagnara (1744-1827), astuto uomo politico e tesoriere della Camera Apostolica. il quale, prima di essere nominato componente del collegio dei porporati di Santa Romana Chiesa da Papa Pio VI, promosse riforme di base che portarono all'abolizione dei residui privilegi feudali.
Le origini di questo grazioso Comune che si estende per circa 2720 ettari, da nord a sud su una superficie semipianeggiante, ad est sullo sfondo delle pittoresche pendici del passo Crocetta e vanta tradizioni storiche tra le più antiche; si perdono nella notte dei tempi.
Non si è certi, ma si ha ragione di credere, confortati anche da recenti ricerche effettuate da studiosi del luogo, tra cui il Barone Raffaele Staffa, che S. Lucido sia la continuazione di Temesa probabilmente denominata anche Clampetia o. Clampeteia, città fondata dai Greci, probabilmente verso l'VIII o VII sec. a.C., dopo la colonizzazione del litorale Ionico.
Come è noto, qualche millennio prima dell'era
cristiana i Greci, da notizie di navigatori e dai racconti dell'Odissea, erano a conoscenza dell'esistenza, nel vicino occidente, di una terra fertile, le cui coste presentavano agevoli insenature per l'attracco delle imbarcazioni. Questa terra era la parte meridionale dell'Italia che loro chiamavano Esperia e, in particolare, si trattava delle coste ioniche che consideravano la terra promessa. Intorno a quell'epoca, un gruppo di emigranti ellenici, seguiti da ondate successive, incalzati dalla depressione economica e dalla crisi agricola che attanagliavano le loro città - polis, guidati dai perseguitati politici delle oligarchie, si imbarcarono a Corcira, l'odierna Corfù, o altrove, e puntarono le loro prue verso le spiagge ioniche. I protagonisti di questo massiccio esodo erano sorretti dalla speranza di trovare nei nuovi posti terre grasse e ricche d'acque, boschi e pascoli ridenti. E in ciò non furono delusi quelli che, vincendo i marosi, riuscirono a stabilirsi lungo le fasce costiere della Puglia e della Calabria, dove attualmente si trovano Metaponto, Taranto, Crotone, Sibari, Locri ecc..
Da questo primitivo nucleo di pionieri si scissero, in seguito, altri colonizzatori che, attraversando i valichi dell'Appennino paolano, si. affacciarono sul Tirreno, dove fondarono sottocolonie che, mescolandosi agli sparuti borghi degli oriundi, diedero origine a città come Temesa (Lampetia o Clampetia), Poseidone verso nord (Pestum), mentre altri nuclei, direttisi probabilmente in Sicilia (Trinacria} o sbarcati direttamente nell'isola fondarono le città siciliote di Nasso, Siracusa, Leontini (Lentini), Zancle (Messina) ecc.. Il resto, poi, è tutta storia con le sue luci e ombre. Stando a questa premessa, S. Lucido trarrebbe origine da una delle più importanti città italiote che, divenute potenti e ricche, furono chiamate, in seguito, in concorrenza con la Madre Patria, città della Magna Graecia.
Le alterne vicende storiche e il naturale logorio del potere portarono gli aborigeni, i Bruttii, a ribellarsi contro i dominatori verso il 356 a.C. per affrancarsi dalla loro schiavitù e, più tardi, per essere ridotti a colonia romana verso il 194 a.C. Temesa non fu esente da questi cambiamenti di guardia al vertice del potere, ma le sue attività commerciali e artigianali non subirono alcuno arresto, anzi rimasero sempre fiorenti e all'avanguardia, se si pensa, tra l'altro, che oltre ad avere un importante porto nei pressi dell'attuale contrada « Dragoni », dove tuttora sono visibili due grossi scogli interrati a circa 150 mt. dalla battigia {il mare all'epoca arrivava oltre quei due scogli), era attraversata, al tempo dei Romani, dalla congiungente delle due importanti arterie viarie: la Traianea con la Popilia. L 'antica Temesa, che qualcuno ha identificato con Clampetia o Clampeteia e persino Lampetia, doveva sorgere nei pressi cioè dall'attuale località “ Palazzi », dove esistono molti resti di mura romane, tra cui uno su basamento greco e diversissimi frammenti di oggetti di terracotta, nonché tasselli di mosaico e pezzi di loculi interrati. È indubbio che la città in questione dovesse essere ricca e rinomata e che nella zona dovessero esistere fornaci per la cottura dell'argilla e abili artigiani che modellavano, tra l'altro, embrici, orci e oggetti vari ornamentali e per uso domestico.
Una bella mattina di sole mi recai in località Palazzi, guidato da alcuni amici del posto e per noi fu una piacevole sorpresa potere ammirare da vicino quegli avanzi di mura romane su fondazioni greche del IV - III sec. a.C. Abbiamo scattato qualche foto tra le rovine e i ruderi dove probabilmente, secondo la leggenda, era sorto il tempio dedicato a Polite, l'eroe troiano, compagno di Ulisse ucciso a tradimento da alcuni barbari. Abbiamo raccolto qualche tassello di mosaico e qualche pezzo di terracotta, resti di qualche loculo interrato e di qualche anforetta. La zona è disseminata di resti antichi. Si dice anche che siano stati trovati altri oggetti come statuine e resti di probabile valore archeologico. Ma, a quanto ci è dato sapere, non sono stati mai eseguiti veri e propri scavi. La Soprintendenza alle Belle Arti e alle Antichità per la Calabria, non si sa per qual motivo, non ha ritenuto opportuno di effettuarne. Abbiamo raccolto molte voci circa rinvenimenti di resti umani di epoca antica e di monete argentee di Servio Tullio.
La campagna circostante è uno spettacolo che infonde un senso di mistico e deferente silenzio. Alcuni alberi sparsi, qualche casa rustica e resti di mura romane. Ad uno di questi muri era legata con una corda una pecora che pascolava nell'area adiacente.
Di Temessa o Clampeteia o Clampetia parlano gli scrittori antichi: Strabone, Plinio, Livio, Mela, Polibio, Licofrone e altri. Secondo i calcoli della tavola Peutingeriana (carta itineraria militare romana in pergamena dell'epoca imperiale), distava da Cerillis (Cirella) 40 miglia (un miglio romano corrisponde a mt. 1474) circa 59 chilometri, cioè la distanza che, pressappoco, copre oggi il percorso Cirella - S. Lucido (km. 58), tenendo presente che la contrada Palazzi dove sorgeva l'antica città dista circa 2 chilo- metri dall'attuale centro abitato. Con l'avvento del Cristianesimo l'antica città pare che sia stata una delle prime sedi, assieme a S. Marco Argentano, dove sembra si sia recato l'Apostolo S. Pietro, seguito successivamente da S. Matteo. Gli iniziati della nuova fede venivano chiamati « Fossores » e il nome italianizzato è stato attribuito, in seguito, alla contrada « Fosse » di Paola nei pressi di S. Lucido. L 'antica e gloriosa città di Temesa, a seguito di invasioni barbariche e incursioni piratesche, nonché un grave cataclisma (il famoso terremoto dell'anno 365 d.C.), fu distrutta quasi interamente. I superstiti si agglomerarono nella contrada S. Caterina, dove fino a poco tempo fa, sorgeva una fiorente industria del legno (mobili ad intarsio e lavori di falegnameria varia) e diedero origine, pare, all'attuale centro abitato.
Storia di San Lucido
Questo primitivo nucleo di abitanti si ingrossò verso il sec. VIII, quando i monaci Basiliani, scacciati dalla Sicilia, si trasferirono in Calabria e, nei pressi dell'antica Temesa, alle falde del monte Sant' Angelo, fondarono il suggestivo convento di S. Maria di Monte Persano (all'atto le infrastrutture sono in stato di totale abbandono) che tuttora è meta di devoto pellegrinaggio. Le terre adiacenti al convento furono coltivate e molte famiglie di agricoltori si stabilirono nei possedimenti della comunità religiosa, ingrandendo il Cenobio di S. Maria di Monte Persano. Dal nome di un monaco di quest'ordine religioso che mori in fama di santità, in seguito il paese sottostante il convento fu chiamato S. Lucido. Superato il periodo oscurantistico dell'anno mille che, secondo una leggenda assai diffusa all'epoca, avrebbe dovuto segnare la fine del mondo e, riprese le scorrerie barbariche attraverso l'Italia nell'XI sec., la cittadina fu sotto il dominio dei Normanni, guidati da Roberto il Guiscardo che ottenne dal Papa Vittore II l'elevazione a Metropolita di S. Pietro Vescovo di Cosenza ( 1057 ), il quale fu eletto anche Signore di S. Lucido. Il titolo rimase al suo successore. Vescovo Arnulfo che, nominato conte, per difendere il villaggio dalla scorrerie dei Saraceni, fece costruire il castello munendolo di poderose opere di difesa e di un alto fossato. Completata la gigantesca opera, il 28 agosto del 1093, il Vescovo Arnulfo che in seguito prese parte alla prima Crociata, emanò un pubblico bando per la fortezza a cui impose il nome di « Nicetum » (Rocca Nicetina) dal greco « Nik » che significa vittoriosa. In esso, tra l'altro, si legge: « Chiunque tu sia, purche uomo libero, non temere qui il rigore della legge. Va dove vuoi, osserva le cose che vuoi, esci quando vuoi. Questi luoghi sono aperti tanto agli estranei quanto al padrone ». L 'editto continua ancora nel mettere in evidenza l'amicizia e ammonendo che chi « infrangerà le doverose leggi della civiltà » sarà punito severamente. I diritti sul feudo di S. Lucido furono riconfermati al Vescovo di Cosenza (era finita in Italia la dinastia Normanna} durante il periodo di Federico II (1194-1250) figlio di Enrico IV di Svevia e di Costanza di Sicilia, il quale fu Re di Napoli e di Sicilia nel 1198, sotto la tutela del Papa Innocenzo III. Seguirono le lotte tra papato e impero per la supremazia del potere. In questo periodo, nella storia di S. Lucido si affacciò Pietro Ruffo, Conte di Catanzaro, che era stato creato viceré di Calabria e Sicilia e il di lui nipote Giordano Ruffo. Con il trionfo del papato, dopo la sconfitta di Benevento (1266) di Manfredi, scomparve la casa Sveva e si profilò all'orizzonte storico la dominazione Angioina. Il Papa Innocenzo III nominò Vescovo di Cosenza Bartolomeo Pignatelli, già Vescovo di Amalfi, il quale rientrò in possesso della terra di S. Lucido che fu tolta al successore Vescovo Francesco Marta da Roberto d' Angiò per offrirla alla Casa Ruffo. Ciò fu causa di gravi controversie e, nonostante il vescovo fosse stato compensato con altre terre, le discordie tra Cosentini e Sallucidani non cessarono. Più tardi, a S. Lucido scoppiò una grave epidemia che fece molte vittime. Si pensò, superstiziosamente, che fosse una conseguenza della scomunica del Vescovo.
La politica della comunità di S. Lucido, pur movendosi in un contesto feudale, non ebbe mai un vero e proprio governo feudale, perché il Vescovo di Cosenza Arnulfo, nel ricevere il possedimento da Ruggiero d' Altavilla, non intese mai farne un feudo. Nell'editto emanato, infatti, egli si era proclamato custode della Rocca « Nicetum » e non aveva fatto distinzione tra ricchi e poveri, perché la Rocca era stata costruita con il denaro del popolo, anche se, quando successivamente la Rocca prese il nome di Castello, fosse stata adibita ad abitazione. Si susseguirono molte vicende storiche che videro in lotta i Sanlucidani contro la chiesa cosentina e l'intervento di Ferdinando, Re d'Aragona (1379-1416), che soccorse la contea per liberarla dalla Curia. Poi si verificarono le scorrerie dei Turchi che resero necessaria la fortificazione del Castello e la costruzione della « Bombarda », a cui si accedeva tramite un ponte. In seguito, entrò in possesso del territorio di S. Lucido La famiglia Carafa. Seguirono le incursioni dei corsari e dei Saraceni e, quando sali al potere Carlo VIII (1409-1470), fu costruito il Fortino. Quando S. Francesco di Paola ebbe l'approvazione al Suo ordine (1506), ebbe tra i suoi compagni Frate Giovanni da S. Lucido, con il quale attraversò lo stretto di Messina sul proprio mantello. Era l'epoca in cui spadroneggiava il malgoverno spagnolo. Nel 1745, l'attuale Parrocchia era la Chiesa del Castello, di cui fu primo parroco don Nicola Buglio. Scongiurato il pericolo dei pirati che infestavano i mari, nel XVIII sec., con l'avvento al trono di Spagna di Carlo III (1716-1788), già re di Napoli dal 1735 al 1759, S. Lucido si dedicò liberamente al commercio ed ebbe una imponente flotta mercantile che contava circa 15 bastimenti. In breve, divenne il mercato di convergenza dell'entroterra e della zona silana. Moltissime bestie da soma, attraversando i. sentieri montani, trasportavano castagne. fichi e legnami che i bastimenti riversavano sui mercati della Sicilia, Malta, Corsica, Genova e Napoli importando, a loro volta, formaggi. cereali. bovini e merci varie. Poi il Regno di Napoli passò nel 1759 a Ferdinando IV di Borbone (1751-1825), successo al padre Carlo III e in questo periodo emerse la figura del Cardinale Fabrizio Ruffo, abile diplomatico e studioso che seppe accaparrarsi i favori di influentissime personalità. Egli chiese e ottenne dal Re di Napoli molti favori, e, in seguito, fu creato Cardinale dal Papa Pio VI dal quale fu nominato anche chierico di camera e quindi Tesoriere Generale della Camera Apostolica. Poi si trasferì a Napoli alla corte Borbonica. Durante i moti repubblicani del 1799, segui la corte a Palermo e da qui si portò in Calabria dove, a Bagnara, organizzò l'esercito della Santa Fede, con il quale, dopo avere attraversato quasi tutto il meridione, giunse a Napoli e patteggiò una onorevole resa che, non essendo stata rispettata dai Borboni e da Nelson, lo indispettì al punto da farlo ritirare dalla vita politica per dedicarsi interamente ai suoi studi preferiti: agricoltura ed economia. Per questi servigi resi al re il Cardinale aveva ottenuto in dono il feudo di S. Lucido. A seguito della promulgazione delle leggi napoleoniche, secondo cui tutti i beni della Chiesa diventavano possesso dello Stato, il feudo fu venduto al Principe di Fondi.
Curiosità
S. Lucido che in quest'ultimi anni ha subito un vasto sviluppo urbanistico con particolare riferimento alle infrastrutture di interesse turistico che gravitano, principalmente, sulla fascia marina favorita dal , suo lungomare e da una spiaggia estesa ed accogliente, ha raggiunto circa 20.000 presenze nel periodo balneare. Nell'acqua cristallina antistante i tersi arenili, quasi in direzione del Castello, è raggruppata una serie di scogli che rendono più invitanti i tuffi nel mare e le temporanee soste sopra di essi, per riprendere fiato e rituffarsi con maggiore voglia.
Ce n'è uno, tra essi, un po' più grosso, di forma concava, che la gente del luogo chiama la pietra di Cilla ed è noto per la misteriosa e tragica leggenda a cui è legato. Narra questa leggenda che proprio su questo scoglio Cilla, una avvenente ragazza, figlia di pescatori, soleva attendere per intere ore e nottate l'arrivo dell'amatissimo sposo, Tuturo, che, da semplice pescatore, si era elevato al rango di comandante di bastimento all'epoca in cui fiori il commercio marittimo a S. Lucido. Ogni qualvolta, secondo calcoli approssimati, ma dettati dal cuore e dalla speranza, doveva rientrare il bastimento carico di merci, Cilla, con il cuore trepidante e con gli oscuri presentimenti che facevano ressa nel suo animo, aspettava nel buio della notte, rischiarando il porto con la luce di un lampione, l'arrivo del diletto sposo proveniente da lidi lontani. Ad ogni arrivo erano gran festa e immensa felicità. Ad ogni partenza amarezza e sospiri per il lungo periodo di separazione. Il passare degli anni non scalfi questi delicati sentimenti che univano i due sposi innamorati. Poi un brutto giorno Tuturo che in uno dei suoi primi viaggi aveva condotto con se Cilla a Trapani, facendo un'ottima tra versata e un tardivo viaggio di nozze, non tornò più e il lamento della disperata Cilla che invano stette ad attenderlo per notti e notti si confuse con il rumore dei frangenti, la cui eco è tuttora risentita sullo scoglio quando i flutti, che la travolsero qualche tempo dopo nel pietoso tentativo di unirla al corpo dell'amato sposo, si accavallano nel mare in tempesta.
A S. Lucido era fiorente, fino ad alcuni anni addietro, l'industria dei fichi con grossa esportazione all'estero. Circa cinque ditte confezionavano cestini di lusso di fichi bianchi e fichi imbottiti. Si produceva abbondante quantità di olio e dalla estrazione della sansa, di cui esisteva un attrezzatissimo frantoio, si estraeva la trielina. Era in grande sviluppo la lavorazione del legno negli stabilimenti della marina, dove esistevano le famose ghiacciaie che servivano per la formazione dei blocchi di ghiaccio usati, a loro volta, per la preparazione dei (coni) gelati che si ottenevano facendo girare a mano il pozzetto di rame con gli ingredienti in un piccolo tino, sino alla solidificazione (erano altri tempi ben lontani dell'attuale società dei consumi!). Esisteva anche l'imbottigliamento della birra. Attualmente si producono olio, vino e fichi, ma in minore quantità e sono totalmente scomparsi i mulini ad acqua che rappresentavano un vanto per la zona. L 'attività artigianale, oggigiorno, è tenuta viva soltanto da manufatturati di terracotta, in Via Sopportico, nel centro storico della città. Si tratta di statuette, bomboniere e soprammobili che sono stati esposti in fiere e mostre campionarie nazionali. Oltre alla sporadica iniziativa agricola che si mantiene ancora nella campagna, si sta avviando verso un decisivo sviluppo l'attività ittica di cui è rinomata la pesca delle alici e delle sarde con le lampare. I contadini confezionano tuttora, nel periodo invernale, caratteristiche ceste di giunco e canna spaccata, comunemente chiamate « Sporte ». Una volta questi cestoni servivano per il trasporto della biancheria da lavare al fiume « S. Cono » nei pressi del fortino e per il trasporto del corredo personale della promessa sposa nell'abitazione del partner. Decine di donne a coppie sfilavano in processione con i cestoni sul capo per esibire il corredo della sposa.
Di particolare interesse risultano ancora le cave comunali di granito, roccia cristallina di colore biancastro o rossastro, utilizzate per sculture e monumenti. Il monumento a Cetraro al Senatore Mario Militerni e tutta la facciata del Duomo di S. Marco Argentano sono state ricavate da queste cave che si trovano in località « Acqualeone ». Anche il centro storico di S. Lucido presenta molte infrastrutture di roccia granitica. A tal proposito, ricordiamo che il suddetto centro urbano, per interessamento dell' Amministrazione comunale, sarà illuminato con lampioni di stile antico montati su bracci di ferro come ai bei tempi andati, con la differenza che allora si provvedeva all'illuminazione con i lampioni a petrolio. Il centro storico è caratteristico, e vale la pena di visitarlo, per le cosiddette « Viareddhri » {vie strette e anguste) sormontate da volte che le congiungono.
Manifestazioni laiche e feste religiose
Nel corso dell'anno hanno luogo a S. Lucido parecchie manifestazioni a carattere culturale, folkloristico e religiose. Le prime due sono appannaggio dell'attività Pro-Loco presieduta dal Prof. Giovanni Ciorlia collaborato dal comitato direttivo, tra cui il Prof. Silvano De Rango. Tra le iniziative della Pro- Loco, segnaliamo il « Lucival », manifestazione folkloristica con concorsi di pittura, musica leggera e la Sagra di S. Maria di Monte Persano. Il Lucival si svolge nel mese di agosto e si conclude con la festività religiosa di S. Maria di Monte Persano e la notte di Veglia all'Eremo, tra il sabato e la prima domenica di settembre, all'insegna di canti propizia tori e tarantelle attorno al falò. Non mancano i consueti giochi pirotecnici con girandole ai pali,suoni di zampogne e organetti.
La mattinata di domenica, dopo la messa e la processione tra i monti a cui lo scorso 1975, per la prima volta, partecipò, rimanendone piacevolmente colpito, Sua E. l'Arcivescovo di Cosenza Mons. Enea Selis, si conclude con un picnic all'aperto sotto l'ombra dei grossi alberi di noci, ontani e castagni. I pellegrini e gli intervenuti che possono raggiungere l' antico convento dei monaci basiliani dalla SS 107 (circa 500 mt.) e da s. Lucido deviando dalla vecchia strada per Falconara Albanese (circa 6 km.), si dissetano alle vive e fresche sorgenti dei monti, le cui acque sono considerate miracolose.
Da ricordare anche il minicarnevale dei bambini, organizzato in collaborazione con la scuola elementare e con il Circolo Nicetum, nonché le originali iniziative dell'attivissimo gruppo della « Giovane Concordia » con l'interessamento di Piero Berlingieri e Ivan Calomino.
Tra le feste religiose vanno menzionate l'importante processione del Venerdì Santo con sfilata dei confratelli vestiti con il camice bianco e la « mozzetta » nera (specie di mantellina in segno di lutto), fiaccole e banda musicale, nonché la festa patronale di s. Giovanni Battista che, assurge a solennità civile appunto il 24 giugno con grosse luminarie, concerti bandistici e spettacoli pirotecnici nella zona marina.
Concludiamo la rassegna, accennando alle tre fiere più importanti di bestiame, merci varie e precisa- mente quella di S. Giovanni (22-23 e 24 giugno), quella del Rosario (la prima domenica di ottobre) e l'ultima, più importante di tutte, quella di S. Leonardo (4 - 5 e 6 novembre ).
Piatti caratteristici e specialità
Tra i piatti rinomati occupano in graduatoria il primo posto ex a equo la pasta « aglia, uoglio e pipi » che si prepara, come tutti sapranno, con un soffritto di aglio, peperoncini e pane grattuggiato da versarsi ( tre, quattro cucchiai per piatto) nella pasta cotta e la pasta con le alici.
Quest'ultima si prepara con la salsa di pomodoro fresco, fatto cuocere assieme alle alici fresche pescate nel mare di s. Lucido, prive di lische e saltate in padella con basilico, cipolla tritata e peperoncino. La salsa così ottenuta si versa a piacere sulla pasta (vermicellini cotti al dente) e il piatto viene servito caldo con abbondante formaggio pecorino locale grattuggiato. Per entrambi i piatti il vino da servire è il. rosso o il fragola, entrambi prodotti nella zona. Costituiscono una prelibata ricercatezza per il turista le ricottelle confezionate in piccole fiscelle di giunco e le ricotte.
Una volta si preparava a S. Lucido « 'a pitta 'ccu scaravagli » (pane di farina di granoturco imbottito di « frisuraglie » (ciccioli) cosparsa di origano, aglio, olio, peperoncino e sale e infornata in tegame di terracotta). Attualmente, questa delikatesse è stata riproposta ai turisti in una nuova edizione riveduta e corretta dalla Pro-Loco, in occasione della Sagra di S. Maria di Monte Persano. Consiste in una pagnottella ( circa 200 gr. ) di farina di granoturco cotta nei forni a legna e adagiata sopra una foglia di fico e successivamente imbottita con alici salate o fettine di capicollo prodotto dai contadini del luogo, abbastanza bravi nell'insaccare salsicce e soppressate affumicate, nonché nella confezione della squisita pancetta.
Architettura
A S. Lucido, dove in occasione di casuali sterramenti effettuati da contadini del luogo sono affiorati alla luce anforette, lastroni sepolcrali in terracotta, frammenti di grossi recipienti e reperti archeologici vari, si possono visitare la contrada Palazzi e l'Eremo di S. Maria di Monte Persano di cui si è parlato avanti. Un gioiello di rara architettura del XV sec. con rimaneggiamenti del XVIII sec. è rappresentato dalla Chiesa dell'Annunziata o di S. Antonio. In essa si possono ammirare il Portale, la Facciata .e la Torre campanaria all'esterno. All'interno l'altare Maggiore e i due altari Minori, rispettivamente dell'Immacolata e di S. Pasquale in marmo di stile Barocco. Importanti la statua lignea di S. Pasquale e le Cripte. Altre chiese di rilievo sono: la Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Battista, costruzione del XVIII sec. e la Chiesa del SS. Rosario di stile neoclassico. Di grande interesse artistico e storico sono, come si ricorderà, il Castello feudale e il Fortino di S. Cono (dal fiume omonimo) o di S. Croce, costruito a scopo difensivo nel XVI sec. dal Vicerè Pietro di Toledo. Il fortino che dista dal Castello circa 500 mt. pare fosse collegato al Maniero costruito alla fine XI sec. mediante un passaggio sotterraneo, di cui è stato scoperto, a come sembra, qualche accesso.
Ricordare l'assunto delle vicende storiche e degli eventi socio-economico-religiosi di maggior rilievo di questo nobile capoluogo che vanta tradizioni millenarie è come aver vissuto, istante per istante, i movimentati fotogrammi che hanno fissato l'immagine, più o meno incompleta, della complessa evoluzione di questa città attraverso una sequenza cinematografica. Molte cose sono state accennate, poche dette, per la preoccupazione di poter stancare o di non saperle rappresentare per come si dovrebbe. Tanta dignità e nobiltà traspaiono dalla storia di questo incantevole Comune di S. Lucido che si ha timore di parlarne e tanta riverenziale deferenza ispira la sua origine che si rimane piacevolmente colpiti, al punto da voler più spesso visitare questi luoghi, che sentirne parlare.
Qui si conclude il nostro itinerario attraverso una fetta dell'incantevole territorio calabrese povero economicamente, come del resto tutta la regione, ma ricco di tesori naturali e culturali di cui ancora molti restano da scoprire.